Meditazione e viaggio nei ricordi ancestrali

Immagina una mela.
Puoi vederla, toccarla, sentirne l’odore e ricordarne il sapore…

Adesso immagina una malattia.
Che forma puoi darle?
Che suono emette?
Che consistenza ha al tatto? O sapore, o odore…
Puoi associarla alla parte del corpo che colpisce, o ai sintomi che procura… Perfino al virus da cui si trasmette.
Ma non arriverai mai ad avere un’immagine completa della sua origine, della causa prima che ha scatenato il malessere, la disfunzione o il blocco emotivo che incrina la tua armonia.

Infine… Prova a dare un volto all’inconscio.
Impossibile.

Fin dagli albori della civiltà, le antiche scienze della guarigione, ovvero la medicina e la magia, nelle loro molteplici forme – alchimia, sciamanesimo, spiritualità, chirurgia, fitoterapia, ecc. – hanno utilizzato la facoltà più potente che l’essere umano ha a disposizione, l’immaginazione, per sopperire alla mancanza di strumenti e ai vuoti di conoscenza.

Simboli, archetipi, divinità, religioni, esseri fantastici e demoni hanno incarnato paure e malattie, traumi e ricordi, dando un’anima a tutto ciò che esiste, dai fiori alle stelle…

Non è questa la sede per spiegare a fondo arti come la meditazione o l’ipnosi, ma proviamo a sfatare qualche mito, a capire dove ci portano e a cosa effettivamente servono.

Per farlo, ripartiamo proprio dall’elemento che non riusciamo ad immaginare: l’inconscio.

Più o meno sappiamo tutti che la nostra mente ha tre ripartizioni globalmente accettate: conscio, subconscio e inconscio. Diverse tradizioni e scuole di pensiero le hanno definite in modo diverso, ma in linea di massima possiamo dire che il conscio è la parte consapevole, il nostro stato ordinario di coscienza; l’inconscio è tutto ciò che sta in profondità, di cui non siamo consapevoli; il subconscio invece è la regione intermedia, la “zona cuscinetto” che funge da collegamento tra le altre due.

Ok, la teoria ce l’abbiamo, ma di fatto non abbiamo risolto nulla! Non abbiamo un’immagine di queste regioni o stati della mente, non abbiamo un vocabolario di luoghi, parole o sensazioni che ci aiutino a identificarle e classificarle, permettendoci di accedervi.

È proprio qui che entrano in gioco le discipline del Mental Coaching, della Meditazione o Visualizzazione guidata, e dell’Ipnosi regressiva.

Partendo dallo stato conscio, le tecniche di ipnosi leggera e di visualizzazione guidata portano la mente a rilassarsi, conducendo il praticante in un luogo immaginario chiamato “posto sicuro” in psicologia e “Giardino Sacro” nella tradizione sciamanica: è un ambiente dove colui che medita si sente a casa, in pace, protetto e in armonia. Generalmente è un luogo immerso nella natura: una foresta, la spiaggia, il mare, la riva di un fiume, un lago tra le montagne, e così via…

Si tratta della rappresentazione mentale del subconscio, il ponte per aprire il portale che condurrà al nostro inconscio, alla parte più profonda, altrimenti inaccessibile, sede di traumi, blocchi e ricordi ancestrali.

Durante la seduta il praticante sarà sempre vigile e potrà descrivermi ciò che vede: l’ipnosi non è mai troppo profonda, si tratta soltanto di un metodo – composto da varie tecniche: voce, respiro, immaginazione ed energia sottile – per portare la mente in uno stato di lieve trance, così da renderla intuitiva e recettiva, aperta al flusso di immagini provenienti dalla coscienza…
Insomma, scordati che possa farti camminare a testa in giù o imitare una gallina!
Al contrario, potrai interrompere la visualizzazione in qualsiasi momento: sarà sufficiente aprire gli occhi.

 

  • Ma cos’è che stiamo cercando?

SIMBOLI E INDIZI

  • Di cosa?

Di ciò che non conosciamo, o che non vogliamo affrontare, di noi stessi.
Della sopracitata causa prima del nostro malessere.

Un trauma profondo può essere assimilato dall’amigdala senza che ne siamo consapevoli, e la sua conseguenza si manifesterà a livello comportamentale o sulla nostra salute ogni volta che si ripresenteranno le condizioni ambientali, emotive, sociali o familiari che ne delineano i contorni.
Questa piccola struttura, presente nel nostro lobo temporale e parte del sistema limbico, è la centralina di allarme emotivo, capace di avvertirci di un pericolo e farci agire di conseguenza (meccanismo di risposta istintiva fight or flight – or freeze), di elaborare emozioni e di immagazzinare ricordi legati a forti esperienze emotive.
Tuttavia l’amigdala ha una sua memoria, di cui non siamo consapevoli e, indipendentemente dalla nostra volontà, certi schemi porteranno sempre a determinate risposte impulsive: se la minaccia è “credibile”, l’amigdala registrerà un pericolo anche in base a quanto capita attorno a me o agli altri, non soltanto in seguito ad esperienze dirette.

È qui che entra in gioco l’immaginazione: attraverso la rappresentazione del subconscio e dell’inconscio – del Giardino Sacro e del “mondo oltre il portale” – potrò rivivere quel trauma, quella specifica situazione, in un contesto simbolico, distaccandomene e capendone la funzione evolutiva – “psicosi funzionale o crisi transpersonale”.
Ne scaturirà allora una forte emozione, in grado di sovrascrivere il ricordo negativo presente nell’amigdala.

Ma il fattore più importante in assoluto è il seguente: l’amigdala non sa distinguere tra esperienza reale ed esperienza immaginata! Se mi regala una grande emozione, allora avrà raggiunto il suo scopo!

Per questo motivo non abbiamo bisogno di considerare reali i simboli che vediamo, né di credere ad una particolare religione o alla reincarnazione.
L’importante è far scorrere il flusso di immagini che stanno creando il mondo di cui ho bisogno per guarire, senza far intervenire la mente razionale.

Ognuno ha dentro di sé una mappa capace di portarlo verso la guarigione e il raggiungimento dei propri obiettivi.
A volte l’unico passo da fare è affidarsi agli strumenti giusti, lasciando andare resistenze e paure, e trovare il coraggio per rivolgere lo sguardo verso la propria interiorità.

Buon viaggio…

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